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Salento, Puglia

mercoledì, maggio 15th, 2013

Il Salento è quel lembo di terra che termina il tacco dello “stivale” italiano: comprende la provincia di Lecce  e ha forma peninsulare essendo bagnato dai mari Ionico e Adriatico.
Si tratta di una grande pianura allungata, adagiata sul mare, poichè i suoi modesti rilievi, le Serre Salentine, non superano i duecento metri di quota.

L’aspetto naturalistico assume primaria importanza nel Salento, dove il paesaggio predominante è la macchia mediterranea, una distesa di arbusti e piante aromatiche che si adattano alla terra carsica.

Proprio l’origine  calcarea del territorio dà origine alle splendide  e innumerevoli grotte, che richiamano le coste adriatiche di merletti di roccia. Se il litorale ionico è costituito in prevalenza da lidi di sabbia, bianca e finissima, alternati a spezzoni rocciosi bassi e di facile accesso, quello adriatico ha invece caratteristica di essere alto e roccioso. Le rocce plioceniche e pleistoceniche (note anche per il fatto di formare la splendida pietra leccese), costituiscono la piattaforma, che a volte degrada dolcementesul mare, lasciando il posto a spiagge e dune sabbiose, altre volte invece  si fratturano creando insenature con pareti che strapiombano sul mare.

L’entroterra è caratterizzato da vigneti e uliveti di coltivazione plurisecolare. Data la sua strategica posizione geografica che lo pone al centro del Mediterraneo, il Salento, ha da sempre costituito un fulcro delle civiltà che in questo bacino si sono sviluppate e hanno ploriferato.

Centri di primaria importanza come Otranto, Gallipoli, Leuca, sono stati importantissimi punti di riferimento nelle rotte commerciali. Ma la storia salentina comincia dalla preistoria, splendidamente  testimoniata da strutture megalitiche quali dolmen e menhir, pitture rupestri nelle grotte e rinvenimenti dalla grande rilevanza paleontologica paletnologica. Il periodo storico che ha lasciato il segno in queste località è però senza dubbio quello compreso tra il XVII e il XVIII secolo, ovvero l’epoca della fioritura dello splendido barocco leccese.

Matera, Madonna Bruna

martedì, maggio 14th, 2013

Nel ripercorrere gli antichi sentieri, non possiamo tralasciare una delle celebrazioni patronali più affascinanti e più antiche dell’universo cristiano.
Nei festeggiamenti della Madonna della Bruna, protettrice di Matera, convergono ogni estate suggestioni sia sacre che profane: se il 2 luglio coincide con la ricorrenza della Visitazione, introdotta il 28 aprile del 1386 dall’Arcivescovo di Praga Giovanni Jenstein, e diffusa poi in occidente nel 139, grazie all’opera di Urbano VI, già Vescovo di Matera, e del suo successore Bonifacio IX, la leggenda popolare narra che una giovane e sconosciuta signora domandò a un contadino, durante il periodo della mietitura, di farla salire sul suo “Traino” per accompagnarla a Matera.
La tradizione vuole che la donna, giunta a Piccianello, si trasformasse improvvisamente in una statua della Madonna, dando all’uomo una indicazione precisa, “così, su un carro molto ben addobbato, voglio entrare ogni anno nella mia città”, per poi scomparire misteriosamente.

E’ proprio il carro, che durante la festa ospita la statua della Madonna nella torretta a poppa, riveste un ruolo di primissimo piano  nella manifestazione, rivestendosi di solennità religiosa nella scena centrale che sopra vi è rappresentata, una scena ogni anno diversa, scelta dal Vescovo in moda da riprodurre lo spirito delle parabole evangeliche.

I personaggi a contorno sono una vera attrazione per i turisti, uno dei ruoli è il cavaliere della Madonna della Bruna, è sempre stato un ruolo svolto con devozione e fierezza. Espressione del vicinato, il cavaliere rappresenta uno dei tre aspetti della festa: il primo è il sacro rappresentato dalla Madonna, il secondo è il carro trionfale, il terzo è il cavaliere con la scorta. I cavalieri sono circa 90 e non hanno un uniforme, ma un costume da sfilata con decori e colori a piacere, nel quale non deve mancare la corazza, l’elmo, il mantello, l’asta su cui sventola la bandiera con una croce.

La celebrazione raggiunge l’apice nel momento in cui, deposta la statua in Cattedrale, il carro ridiscende in Piazza Vittorio Veneto per essere distrutto dalla folla esultante. Il rito della distruzione del carro, che deve perciò essere ricostruito ogni anno, è un evento che lascia lo spettatore senza fiato, rievocando analoghi riti millenari risalenti ai sumeri e agli egizi, dove si esaltavano il rinnovamento e la rinascita, il mito della fenice che risorge dalle proprie ceneri. Lo “straccio” del Carro identifica anche un entusiasmo spasmodico e adrenalinico che parte dalla folla partecipante, che cerca di afferrare una piccola immagine di cartapesta, un frammento, per poi conservarlo con devozione nella propria casa o nel luogo di lavoro, per mostrarlo con fierezza agli amici.
Questa suggestiva celebrazione sacra re profana insieme, si chiude solo a notte fonda, con i caratteristici fuochi pirotecnici che lambiscono i Sassi e la Murgia.

Info: 334 8002030 – adriano (chiocciola) stiltour.it